05 Agosto 2021
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Editoriali - Approfondimenti

Per momenti di riflessioni personali una raccolta degli "Editoriali" pubblicati all´interno del IL FOGLIO, Edizione settimanale de IL GAZZIETTINO.

da un´idea di Franca Pirazzi Maffiola di Azzio

FEDE

Parola controversa: tutti al prete, nel caso si abbia bisogno di qualche cerimonia, dicono di averla. C´è chi dice di averla anche se non la professa, chi dice di averla a suo modo, chi dice di averla in Dio, ma non crede la Chiesa; c´è chi giura di averla avuta. Chissà perché non si riesca a fare a meno delle cerimonie. Pare che l´uomo abbia bisogno di cerimonie, ed è verissimo anche per le scienze umane; l´uomo non può vivere senza socializzare e ritualizzare i rapporti, senza qualcosa che racconti il senso di ciò che non si vede, ma giuriamo tutti che ci sia: l´amore, il dolore, la morte e la nascita, con il carico di sentimenti che si possono e si debbono esprimere, ma non si vedono di per sé.
Chissà poi perché, si vogliano le cerimonie cristiane, pare in effetti che quelle secolari non soddisfino appieno, infatti sono piene di parole e vuote di Parola, si rischia, senza un buon oratore al soldo, di non avere nulla da dire e niente da fare: in fondo le cerimonie cristiane invece lasciano parlare Dio, lui sa sempre cosa dire, chissà perché? Quindi -spieghi- vale la pena vivere di fede -ti dicono- sanno già: poi ti basta centrare l´attenzione sulla pratica del Santo Rosario, pregando come prega la Madonna (silenzio e meditazione) e come il Papa comanda e riesci a mandare in confusione di fede la metà dei credenti (l´altra meta non si cimenta neppure, arriva dopo). Quando poi pratichi l´esempio del Papa che ci ricorda che celebrare non è mettere al centro noi stessi, ma rivolgersi al Signore, ti dicono: "ma non erano cambiate le cose?" Quando poi centri la predicazione e la catechesi sulla Parola di Dio e la sana tradizione degli Apostoli, ti dicono che offendi, perché nessun´altro dice le medesime cose (in effetti il Papa bisogna leggerselo, e difficile che te lo facciano ascoltare). Cioè appena tenti di promuovere la fede, sei finito. E le cerimonie?
eb


estratto dal IL FOGLIO N. 27

PERLE DAL REGNO UNITO

"Direi che una Chiesa che cerca soprattutto di essere attrattiva sarebbe già su una strada sbagliata. Perché la chiesa non lavora per sé, per aumentare i propri numeri, il proprio potere. La Chiesa è al servizio di un Altro, serve per rendere accessibile l´annuncio di Gesù Cristo, le grandi verità, le grandi forze di amore, di riconciliazione apparse in Gesù Cristo. In questo senso la Chiesa non cerca la propria attrattività ma deve essere trasparente per Gesù Cristo. E nella misura nella quale non sta per se stessa, come corpo forte e potente nel mondo, ma si fa semplicemente voce di un Altro, diventa realmente trasparenza per la grande figura di Cristo e le grandi verità che ha portato nell´umanità. La chiesa non dovrebbe considerare se stessa ma aiutare a considerare l´Altro, e essa stessa vedere e parlare di un Altro."

"L´evangelizzazione della cultura è tanto più importante nella nostra epoca, in cui una "dittatura del relativismo" minaccia di oscurare l´immutabile verità sulla natura dell´uomo, il suo destino e il suo bene ultimo. Vi sono oggi alcuni che cercano di escludere il credo religioso dalla sfera pubblica, di privatizzarlo o addirittura di presentarlo come una minaccia all´uguaglianza e alla libertà. Al contrario, la religione è in verità una garanzia di autentica libertà e rispetto, che ci porta a guardare ogni persona come un fratello od una sorella. Per questo motivo faccio appello in particolare a voi, fedeli laici, affinché, non solo possiate essere esempio pubblico di fede, ma sappiate anche farvi avvocati nella sfera pubblica della promozione della sapienza e della visione del mondo che derivano dalla fede. La società odierna necessita di voci chiare, che propongano il nostro diritto a vivere non in una giungla di libertà auto-distruttive ed arbitrarie, ma in una società che lavora per il vero benessere dei suoi cittadini. Non abbiate paura di dedicarvi a questo servizio in favore dei vostri fratelli e sorelle, e del futuro della vostra amata nazione."
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Estratto dal IL FOGLIO N. 23

INCORAGGIAMENTO

Al grande drammaturgo François Coppée restavano solo quattro anni di vita, quando scrisse la sua ultima fatica «La buona sofferenza». Già da tempo giaceva a letto per una malattia molto seria e, poco a poco, si era riavvicinato alla religione cattolica, da cui si era distaccato negli anni giovanili. Coppée confessava che la sua era stata un´apostasia "molto banale", nient´altro che "la volgare diserzione del soldato stanco della disciplina". Un allontanamento dalla religione come tanti, per noia, per amore della sensualità. Non era divenuto, anch´egli come molti altri intellettuali, nemico del¬la religione. No, solo indifferente.
Qualcuno direbbe: la paura di morire!
Ma per il nostro si trattò anche di altro. La grave malattia porto dram¬maticamente alla sua attenzione gli eterni problemi delle ra¬gioni della vita e della morte, soprattutto, quello del dolore. E a questi problemi si accorse che la sua riflessione solo umana gli aveva fornito soluzioni insufficienti quando non contraddittorie.
Nell´ultimo degli articoli raccolti nel volume così lo scrittore concludeva.
"Non stare a sentire chi ti dice che la fede è mor¬ta e che l´umanità si è liberata di tutto il suo passato. Per promulgare la legge nuova si dovette coprire la Francia di patiboli, e dissanguare I´Europa con lunghe guerre senza che con ciò sia cessato il gemito di chi soffre. E invece Gesù Cristo, per far trionfare il suo pensiero divino, non fece che dare il suo sangue, subendo il supplizio dei criminali, e la sua opera è intatta dopo millenovecento anni, e dovunque tu incontri persone meno cattive e meno disgraziate, dovunque pal¬piti un po´ di giustizia e di bontà - guarda - ci vedi balenare il ricordo che l´Uomo-Dio ci ha lasciato del suo transito fra noi e levarsi il suo segno di morte"
eb

(Estratto dal IL FOGLIO n. 24)

FARISEO

FARISEO

Perché questa parola pare un insulto?

In effetti nella predicazione di bontà del nostro Maestro divino, il Cristo Gesù, questa parola non suonava di insulto, ma poiché spesso era associata a fortissimi rimproveri, tipo "razza di vipere, sepolcri imbiancati", si è finito per associare, grossolanamente, la parola fariseo ad un insulto da dare a persona falsa, o ambigua, o opportunista. Procediamo dunque con ordine. Al Divino Salvatore, il Signore Gesù, stava a cuore la salvezza dei farisei al pari dell´altra gente, egli non aveva bisogno di una categoria di persone che fungesse da ricettacolo delle nefandezze della società; egli umanissimo e misericordioso, non aveva bisogno di scaricare eventuali frustrazioni addosso a persone. Semplicemente con loro era netto, diretto, infuocato, perché i farisei erano le persone più devote al Dio di Israele, che era poi il Padre suo, solo che essi tendevano a fare della devozione un titolo di merito. Gesù, con loro era diretto, perché sapendoli di grado d´istruzione superiore e addentro nei misteri della fede, temeva che si perdessero loro per primi, proprio a causa del fatto che, sapendo di sapere e confidando nella propria esperienza, si ritenessero già al sicuro. Dicevano cose giuste e giusto era il loro modo di vivere; che altro aggiungere di nuovo? Stimavano Gesù, la sua sapienza, la sua predicazione, ma di lui non sopportavano la novità di vita: "Chi è costui che osa cambiare le cose?" E godettero profondamente, quando l´ingiusto processo inscenato dai Sadducei e dai Capi del popolo condusse Gesù alla morte, poiché questo esito per loro era la dimostrazione più eloquente: "avete visto che non valeva la pena cambiare". Gesù però sapeva, che era più semplice entrare nel suo regno, cioè nel suo modo nuovo di pensare e vivere, per una prostituta, che per un fariseo. Perciò era molto preoccupato per loro.

Eb

(Estratto dal IL FOGLIO n. 28)

Alcune domande per non smettere di:

CERCARE LA VERITA´
DI CHI SIAMO,
DA DOVE VENIAMO,
DOVE SIAMO DIRETTI
E CHE SENSO HA TUTTO CIO´?


Chi ha messo nel cuore la voglia d´amare e di essere amato?
Chi mi ha pensato capace di pensare?
Chi ti ha dato la traccia di una strada da percorrere? E perche´ mai, quando arrivi alla meta, a chi ti cammina dietro sembra che tutto sia finito?
Chi ti ha lasciato quella nostalgia di felicita´ che non riesci mai ad appagare del tutto?

Per approfondimenti consulta la sezione Catechesi

Estratto dal documento "Proposte Oratorio Parrocchiale per Adulti, Giovani e Adolescenti
anno 2010-2011"

ECHI DI TERRA SANTA

(Estratto dall´Editoriale IL FOGLIO . 30)

Eravamo ventotto, siamo partiti con molte aspettative e qualche preoccupazione, siamo tornati contenti e appagati.

E´ stata un´esperienza di fede semplice e intesa, abbiamo pregato molto insieme e personalmente. Il primo venerdì del mese, come sempre anche se lontani dalle parrocchie, ci siamo soffermati in adorazione di Gesù eucaristico proprio nel luogo dove egli aveva mostrato il suo volto di luce; là, pregando con ritrovato gusto, abbiamo ricordato voi che eravate a casa e le necessità urgenti delle nostre parrocchie. A Cana, facendo memoria del compiersi delle nozze di Dio con l´umanità, pregammo per i coniugi cristiani, senza dimenticare coloro che ancora non lo sono in modo vero. Eravamo a Cafarnao, quando ad Azzio seppellivano l´Angelina e dal luogo nel quale Gesù aveva predicato il Regno, noi affidammo al Padre Lei, missionaria di quel Vangelo. Domenica, mentre qui si celebravano le Messe festive, noi cantavamo la Messa di Natale al Campo dei Pastori, uniti nella medesima lode a Dio.

Alla grotta della nascita abbiamo pregato per i nostri bambini; nell´orto degli ulivi, ricordando che Gesù ha portato su di sé le nostre sofferenze, c´erano con noi malati, gli infermi, i sofferenti e gli agonizzanti. Percorrendo la via dolorosa, con noi camminavano tutti quelli che sono timidi nella fede, titubanti nell´amore, doppi nel cuore. Sul calvario abbiamo chiesto perdono dei nostri peccati; toccando quel muto spettatore della cattiveria umana, quel sasso intriso del sangue dell´Innocente, abbiamo chiesto di avere il coraggio di perdonare i nemici e di sopportare le offese.

Immersi nel tramonto lieto e profumato dei monti verdeggianti di Giudea, al canto del vespro, abbiamo sperimentato la gioia della Madonna. Del resto ella aveva già riservato una bella sorpresa, proprio a Nazaret luogo
della sua chiamata, a quei nostri giovani che erano là pellegrini.

Poi il deserto ci ha insegnato l´importanza del silenzio e ci ha mostrato che noi qui a casa abbiamo un così grande tesoro di Fede e di grazia, che però sazi, distratti e superficiali trascuriamo e sperperiamo.

E´ stata esperienza di "parrocchia". Infatti c´erano persone diverse tra loro sia per età sia per esperienza che per carattere, l´unica cosa che accumunava era la medesima fede nel Signore Gesù, appunto come nelle nostre parrocchie. Tuttavia, obbedendo ad una guida, fidandoci dei suoi consigli, ma soprattutto pregando lietamente e sinceramente, la carità tra noi non è venuta a mancare: per alcuni giorni ci è sembrato d´essere un´unica parrocchia e molti amici.

Fatto strabiliante se confrontato ai soliti consueti brontolamenti di qui.

Tutto ciò ci ha dato vera speranza per il futuro.
E´ stata esperienza di cultura: acquisita però con la gioiosità di chi si sente coinvolto, nonostante le catechesi, fossero zeppe di date e nomi e riferimenti storici e linguistici.

Se altrove, i più avrebbero dormito sopraffatti dalla noia, là neppure ci ha spaventati la regolarità di una levata molto molto mattutina.

E´ stata infine, esperienza di vera fraternità e confidenza, durante la quale preti e laici hanno avvertito la giusta familiarità che non è concorrenza di ruoli, ma al contrario convergenza al bene più grande, qual è la compagnia di Dio con gli uomini.

Così tornando possiamo testimoniarvi: "Cristo è davvero risorto!"
eb

L´ORA CHE NON IMMAGINATE

Estratto da IL FOGLIO 32

Di nuovo verrà. Chi, si domandano in molti. Gesù, ci dice la fede della Chiesa. Ma abbiamo veramente bisogno di lui?
La domanda non è peregrina, bensì doverosa dati i segni.
Immagino che chi mi legge, di solito persona matura, si dica che certamente ha bisogno del Signore, così che tutte quelle candele accese e quelle preghiere trovino finalmente risposta. Se l´aspetta l´intervento del Signore. Lo ha spesso invocato. Immagino chi non mi legge, di solito le persone più giovani che non mi leggono non per partito preso, ma più semplicemente perché il testo non l´hanno preso; ecco tra loro non ci si aspetta l´intervento del Signore. In effetti nell´orizzonte di tale "lettore" non c´è più Dio, non lo si desidera, non lo si invoca, non lo si frequenta. Vedete i nostri giovani non frequentano il Signore, non perché sia poco raccomandabile oppure noioso o chissàchecosa, semplicemente perché le cose che non esistono non si possono frequentare. I nostri bambini, diventano grandi senza avere bisogno di Dio; i lettori maturi si stupiscono e pensano alla solita esagerazione, eppure oggi noi non abbiamo bisogno più di Dio, abbiamo già molto di ciò che vogliamo, in più abbiamo pure abbastanza diversivi per non farci sentire troppo pungente il desiderio di cose più grandi. Per mangiare basta che apra il frigo, e la fame è subito saziata, perché mai mi dovrei soffermare a ringraziare? Oppure se siamo a tavola e c´è già la televisione accesa, perché dovremmo spegnerla per pregare, eppoi pregare chi e per che cosa, la crisi economica non ce l´ha mica lui, eppoi cosa c´entra il mangiare con lui: lui, esiste? E perché dire le preghiere, che senso ha parlare a qualcuno che non si vede, che senso ha dire parole già dette, quando non ho nel cuore nessuna parola da esprimere. Ma egli verrà e si mostrerà proprio quando non l´aspetteremo più.
Eb

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